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Tradizioni del passato: il calendimaggio fiorentino

Tradizioni del passato: il calendimaggio fiorentino

LE TRADIZIONI DEL PASSATO

IL CALENDIMAGGIO FIORENTINO

Firenze, la città dei fiori per eccellenza, celebrava il calendimaggio, dal latino antico Kalendis maii, con speciali festeggiamenti che iniziavano il 1° Maggio per protrarsi fino alla fine del mese. La festa aveva origini pagane ed era dedicata all' ”esplosione” della primavera. Molti i documenti a partire dal Medioevo: Boccaccio nel XIV° secolo, nella sua opera “Vita di Dante”, apre con questa bellissima introduzione:Nel tempo del quale la dolcezza del cielo riveste de' suoi ornamenti la terra, e tutta per la varietà de' fiori mescolati fra le verdi fronde la fa ridente, era usanza della nostra Fiorenza e degli uomini e delle donne, nelle loro contrade ciascuno in distinte compagnie festeggiare....

Fino dai primi giorni di Maggio, i Fiorentini davano inizio a sfilate e cortei per le vie della città in un contesto allegro e spensierato che culminava con le “maggiolate”, feste di suoni, canti e balli che si svolgevano durante “il passeggio” in tutti i quartieri. Gruppi di giovanotti accompagnati da “orchestrali e teatranti” mettevano in atto cantiche e recite dedicate alle fanciulle che, cinte di ghirlande con rose ginestre e giaggioli, accettavano di buon grado i cortesi richiami, improvvisando a loro volta piccoli rondò e allegri ritornelli. Nelle feste del Calendimaggio era anche uso che i giovani appendessero alla finestra dell'amata un ramoscello fiorito e infiocchettato per dimostrarle il proprio amore. Fra danze e canti popolari veniva eletta la “Regina del Maggio” che, con in testa una corona di fiori, si recava presso le fanciulle fidanzate cantando versi augurali e consegnando loro piccoli doni. Come nel Medioevo anche nel Rinascimento durante tutto il periodo di Maggio sia gli uomini che le donne si abbigliavano a festa. Gli uomini più maturi e più rappresentativi portavano una sopravveste di panno rosso o nero, lungo tutta la persona, abbottonato davanti, libero, senza cintura e a manica larga. Il cappello a cappuccio ampio di lana o di broccato era a guisa di corto turbante. I più giovani indossavano un corpetto corto fino alle anche, di stoffa pesante o leggera secondo il clima con maniche di stoffa o broccato, cintura alla vita e calzamaglia in vari colori. Il cappello era di lana o di feltro, a tesa stretta. Le donne mostravano un'eleganza più accurata. Gli abiti femminili erano costituiti da vesti attillate, lunghe fino ai piedi, chiuse da stringhe sul davanti che lasciavano intravvedere la candida camicia sottostante. Lo scollo era ampio e mostrava generosamente il solco verticale che separava il petto, naturalmente molto apprezzato dagli uomini. Le fiorentine solevano dire “se l'occhio non vede, cuore non sente”. La sopravveste, lunga anch'essa fino ai piedi, era intessuta di stoffe raffinate con ornamenti impreziositi da decorazioni in filo d'oro o d'argento che distinguevano le “Madonne” nobili dalle popolane. Le maniche in lana o seta erano ampie e staccabili, con semplici o ricchi ricami, per consentire di indossare l'abito con più frequenza e in tutte le stagioni. Le donne comunemente non portavano cappelli, e mostravano i loro capelli fluenti che scendevano morbidi sulle spalle, impreziositi da fermagli o raccolti da retine di filo d'oro.

Nel corso dei secoli, il Calendimaggio, è sempre stato sinonimo di festa e di avvenimenti. Si ricorda l'incontro di Dante con Beatrice nel Calendimaggio del 1274, ma non dobbiamo dimenticare quello nefasto del 1300, quando i giovani dei Cerchi e dei Donati vennero a contesa, dando inizio ai tragici scontri fra Bianchi e Neri che tanto sangue fecero scorrere per lungo tempo nella città.

Nel periodo Rinascimentale, anche i Medici con il Magnifico Lorenzo e la sua corte partecipavano, alle feste scrivendo laudi e poesie. Nei secoli successivi, il Calendimaggio perse una buona parte dei connotati tradizionali che lo avevano contraddistinto. Alcuni riti popolari tipici della festa si mantennero, ma altri furono demandati alle cosiddette “Potenze”, organizzazioni di feste rionali ideate dalle corti granducali, e prorogati fino ai mesi estivi.

A partire dalla fine dell'Ottocento con l'istituzione mondiale del 1° Maggio Festa del Lavoro, il Calendimaggio è stato quasi definitivamente accantonato ma non dimenticato. Infatti, in piccole realtà locali, come Firenzuola e Barberino del Mugello, viene ancora oggi celebrato con rappresentazioni che ricalcano le antiche tradizioni: canti balli e sfilate in costume d'epoca.

Testo di Silvano Caciolli

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