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Michele Campanella maestro di pianismo omaggia il classicismo viennese

Michele Campanella maestro di pianismo omaggia il classicismo viennese

Giovedì 15 Ottobre 2020 Ore 13:54

Michele Campanella è un maestro di pianismo e uno straordinario interprete “severissimo e solare” di molti tra i grandi compositori dell’Occidente della musica. Si dichiara “con consapevolezza napoletano, figlio cioè di un modo di suonare e di un modo di pensare la musica”. Torna a collaborare con l'Orchestra della Toscana e suona e dirige allo stesso momento, come è sua abitudine negli ultimi tempi. Perché, quando siede al piano, non accetta compromessi di alcun genere. Sostiene, infatti, che la situazione ideale per un solista al lavoro con un'orchestra sia quando lui stesso si prende l'intera responsabilità dell'esecuzione. In tal modo si evitano fraintendimenti con il direttore, che potrebbe avere una visione diversa del pezzo, a tutto vantaggio di un'interpretazione coerente, univoca.

Sulla direzione dal pianoforte – dice - “l’orchestra mi sembra un grande complesso da camera cui sintonizzarsi: questo atteggiamento mi rende tutto più semplice”.

Del resto Campanella è un autentico intellettuale della musica, che riflette costantemente sul suo mestiere sia attraverso l'insegnamento, sia mettendo la sua cultura al servizio della divulgazione. A lui - esponente di spicco della scuola napoletana in quanto allievo di un didatta leggendario quale Vincenzo Vitale, ideatore di una tecnica pianistica infallibile - si devono un libro fondamentale come “Il mio Liszt. Considerazioni di un interprete” (Bompiani), dedicato a un autore con cui è in confidenza da una vita, la raccolta di saggi “Suono. Pensieri e divagazioni di un musicista fuori dal coro” e il memoir non privo di tratti umoristici “Quisquilie e pinzillacchere. Storia di un musicista napoletano raccontata a un amico” (entrambi editi da Castelvecchi).

Insieme all'Ort propone due capolavori del classicismo viennese: il Concerto K. 467 di Mozart e il Concerto n. 5 di Beethoven, detto “Imperatore”. L'uno, del 1785, è affermativo, festoso, solare, anche se nel movimento centrale, il secondo, orchestra e pianoforte vengono illuminati soltanto dalla luce della luna e srotolano una cantilena notturna di meravigliosa poesia. Deciso e valoroso si presenta invece il Concerto beethoveniano, del 1809, tanto che gli è stato attribuito il nome “Imperatore”, poiché all'epoca qualcuno credette di scorgervi dentro – specie nel primo movimento guerrigliero - un ritratto in note di Napoleone.

MICHELE CAMPANELLA pianoforte e concertatore
mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre, ore 21.00Teatro Verdi Firenze

MOZART Concerto n.21 per pianoforte e orchestra K.467
BEETHOVEN Concerto n.5 per pianoforte e orchestra op.73 Imperatore

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