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Meretrici e Prostitute a Firenze: storia del mestiere più antico del mondo

Meretrici e Prostitute a Firenze: storia del mestiere più antico del mondo

C'è chi dice che per abolire la prostituzione bisognerebbe abolire gli uomini. C'è chi la paragona a fare il politico e c'è chi non crede nella redenzione di chi, "il mestiere", lo esercita per scelta e non per costrizione. Quel che è certo è che il fenomeno della prostituzione è un fenomeno complesso dal punto vista sociale e normativo e che, già nella Firenze medievale e rinascimentale, ci si interrogava sulla sua regolamentazione, distinguendo due categorie ben precise: le "meretrici" e le "prostitute".
Ecco, allora, storia, dettagli, aneddoti della Firenze proibita dei secoli che furono. Passando per alcune delle vie qui citate, vi capiterà di immaginare come sarebbe stata la vostra vita se aveste vissuto in quel contesto storico... 

Medioevo. Le convertite e le malmaritate. 

Siamo intorno all'anno 1300 e già all'epoca, la prostituzione veniva definita “il mestiere più antico del mondo”. Per ben comprendere quello che di seguito racconteremo, dobbiamo fare,però, una distinzione fra prostitute e meretrici.
Le prostitute sono coloro che non esercitano autonomamente ma sono indotte da sfruttatori che traggono profitto dal loro lavoro.
Le meretrici sono invece quelle che, di propria volontà, per necessità o per diletto, scelgono di fare la professione, senza avere subito alcuna pressione.
Nella Firenze medievale il meretricio era abbastanza tollerato e quindi un certo numero di donne si dava al “mestiere”. I richiami della Chiesa e la religiosità dei cittadini erano però forti e ciò portava spesso, queste donne, al pentimento e all'espiazione. Nascevano così alcuni conventi destinati ad accogliere tutte coloro che volevano cessare la turpe attività.

Le convertite e le Malmaritate.

Le convertite erano donne che avevano esercitato la professione in perfetta consapevolezza e solo una profonda crisi di coscienza le aveva fatte rinunciare.
Le malmaritate erano mogli reduci da matrimoni sfortunati: alcune indotte a prostituirsi da mariti senza scrupoli che traevano guadagno dalla loro attività ed altre abbandonate, talvolta con figli a carico, che, per sopravvivere, sceglievano, loro malgrado, la via delle prostituzione. 

Il convento di Santa Elisabetta del Capitolo era quello che accoglieva le convertite che, insieme alle Pinzochere, laiche del terzo ordine Francescano, si dedicavano alla cura della Basilica di Santa Croce.
In Via dei Macci è tutt'ora visibile l'ex convento di San Francesco al Tempio de' Macci: fondato per le Clarisse, ospitava, però, anche lemalmaritate. Suore e laiche si dedicavano all'assistenzadei malati nell'ospedale annesso al Convento.

Un altro complesso denominato Santa Maria Maddalena de' Pazzi, risalente al XIII secolo, accoglieva le convertite che poi avrebbero seguito la regola di San Benedetto “ora et labora”.

Da vedere: in Via San Giuseppe la targa con il numero di registro che indica l'ubicazione del Convento di Santa Elisabetta del Capitolo.

In Via de' Macci la Chiesa sconsacrata di San Francesco al Tempio con la scritta latina sopra il portale.

In Borgo Pinti prima di via della Colonna ,la Chiesa di Santa Maria Maddalena con l'annessointeressante chiostro.

La ricca Firenze nel Rinascimento. I luoghi ”proibiti”.

Al centro di commerci, di affari e di interessi economici vari, Firenze era nel Quattrocento una delle città più ricche e importanti d'Europa.
Il giro di denaro che correva nella città oltre che a svilupparla in senso artistico ed urbanistico, favoriva la crescita del vizio e la proliferazione di locali dove si praticava il meretricio e la prostituzione. Le "case di appuntamento" erano consentite e, in taluni casi, addirittura gestite dalle famiglie nobili della città.
Le famiglie, infatti, assumevano ragazze per i più disparati servizi e le avviavano, poi, alla prostituzione nei propri postriboli, ricavandone ingenti guadagni.
Possiamo citare i Medici, che nelle case di Via dei Cardinali - ora Via dei Medici - detenevano “L'osteria dei Medici” dove, oltre a mescere vino delle loro proprietà, allietavano i clienti con le loro “donnine”.
I Tosinghi (via de' Tosinghi) e i Tosi, vicedomini della sede Vescovile, i Brunelleschi, i Pecori (nelle rispettive vie), traevano profitto dagli affitti delle loro case, concesse a protettori o lenoni. 
Intorno al ”mercato vecchio” (ora piazza della Repubblica e zone limitrofe), nella zona più inurbata e popolare, formata da strade strette, vicoli e chiassi, si trovavano bordelli di ogni genere sotto forma di ostelli, osterie e bettole. Le prostitute che vi esercitavano contavano sulla protezione dei loro lenoni, mentre le meretrici essendo autonome, dovevano non solo provvedere a se stesse, ma anche a difendersi dalla delinquenza comune, stupri, ecc... che veniva largamente esercitata in un simile contesto urbano.

Spesso si verificavano episodi curiosi. Su uno di essi vale la pena di soffermarsi.

In piazza” della Padella”, ubicata dove ora si trova la parte absidale della Chiesa di San Gaetano, si trovava una “Stufa. Cosi si chiamavano i luoghi dove i cittadini potevano andare a fare i bagni di acqua calda riscaldata dalle stufe. Ma, oltre i locali per il bagno, ce n'erano altri annessi che svolgevano attività ludiche e, immancabilmente, la prostituzione.

Il caso volle che di fronte all'ingresso del locale ci fosse un Tabernacolo illuminato da lumini con l'immagine della Madonna.
Una sera di novembre del 1427 la Madonna dette un segno della sua riprovazione per quanto avveniva dinanzi a lei chiudendo gli occhi.
I cittadini, accorgendosi dello straordinario fatto, collegarono l'evento all'esistenza del bordello e, a furor di popolo, chiesero la chiusura del locale. La richiesta fu subito accolta dalle autorità e il bordello venne chiuso. 
Il prodigio mosse migliaia di popolani a venerare la Madonna tanto che le fu costruita una cappella, rimasta ora inglobata nella Chiesa di San Gaetano.

Ma l'episodio con il tempo fu dimenticato e la prostituzione continuò indisturbata...

Naturalmente, le malattie prolificavano e le ”baldracche” - termine fiorentino per le prostitute che frequentavano l'Osteria della Baldracca nell'omonimo rione situato in San Piero a Scheraggio, dove ora si trovano gli Uffizi - erano le prime a subirne le conseguenze che spesso risultavano mortali.

Una citazione a margine: nella vasta terminologia per definire le prostitute, citiamo uno dei più conosciuti, "mignotta", termine nato a Roma e derivato dal latino m. ignota, cioè di madre ignota.

L'ubicazione dei bordelli come si è detto era concentrata nel centro della città. Si trovavano nel “Chiasso di Malacucina”, ora via de'Tosinghi, nel “Chiasso dei buoi”, ora via Teatina, “Via della Macciana”, ora via dei Pecori, ed altri ancora sparsi anche oltre, fino ad avvicinarsi alla cinta muraria cittadina.

Da vedere: la Chiesa di San Gaetano, le strade i chiassi e i vicoli citati ancora esistenti.

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