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Teatro del Maggio:

Teatro del Maggio: "Le nozze di Figaro" con la regia di Sonia Bergamasco

Lunedì 10 Giugno 2019 Ore 08:31

Per la prima volta al Teatro del Maggio sul podio e alla regia de Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart ci saranno, assieme, due donne. Va in scena il 15 giugno alle 20 la prima rappresentazione de Le nozze di Figaro nel nuovo allestimento del Maggio Musicale (altre recite 17, 19 e 21 giugno alle 20) che vede Kristiina Poska sul podio e Sonia Bergamasco al suo debutto alla regia di un’opera lirica. L’opera è la prima della trilogia Mozart-Da Ponte a rientrare nel progetto Mozart al femminile, che vedrà nelle prossime stagioni del Maggio, Elena Bucci curare la regia di Così fan tutte e Nicola Raab quella di Don Giovanni. Le Nozze dopo la prima rappresentazione assoluta avvenuta a Vienna nel 1786, fu rappresentata per la prima volta in Italia proprio a Firenze, alla Pergola, nel giugno del 1788. L’ultima volta al Maggio è datata novembre 2010. Nel cast Mattia Olivieri (il conte), Serena Gamberoni (la contessa), Valentina Mastrangelo (Susanna), Simone Del Savio (Figaro), Miriam Albano (Cherubino), Patrizia Cigna (Marcellina), Adriano Gramigni* (Don Bartolo), Dave Monaco* (Basilio), Claudio Zazzaro (Don Curzio), Costanza Fontana* (Barbarina), Patrizio La Placa* (Antonio), Elena Bazzo, Nadia Pirazzini** (due contadine). Le scene sono firmate da Marco Rossi, i costumi da Gianluca Sbicca e le luci da Cesare Accetta. (*artisti dell’Accademia del Maggio, **artista del Coro del Maggio).

Correva l’anno 1786 quando il 1° maggio debuttava al Burgtheater di Vienna il primo dei tre capolavori realizzati da Mozart in collaborazione con Lorenzo Da Ponte: Le nozze di Figaro. Il soggetto era tratto dal ben noto Le mariage de Figaro, commedia di Beaumarchais del 1778 tanto discussa quanto temuta per i contenuti satirico-politici. Mozart, tuttavia, non si lascia scoraggiare da un soggetto all’apparenza ‘proibito’ nonché difficile da mettere in musica per il gran numero di personaggi e situazioni in gioco. Può contare infatti sulla collaborazione del miglior drammaturgo con cui abbia mai lavorato, il poeta imperiale Lorenzo Da Ponte conosciuto a Vienna qualche anno prima. È proprio Da Ponte a rassicurare l’imperatore Giuseppe II sull’assenza di elementi sovversivi o di riferimenti politici nella sua riduzione librettista delle Nozze di Figaro, e così, alla fine del 1785, dopo aver superato numerosi ostacoli, il libretto è pronto per essere rivestito di note. La girandola di equivoci amorosi, tranelli, sospetti, incontri clandestini e agnizioni delle Nozze è quanto mai congeniale a Mozart, che fin dalle primissime battute imprime alla sua musica un ritmo serratissimo, esuberante e irresistibile. Il vorticoso brulichio di quartine degli archi nell’ouverture ci trascina nella folle journée di Figaro e compagni: è l’apoteosi del movimento allo stato puro che sottolinea la concitazione di un giorno ricco di eventi e di aspettative come quello del matrimonio. Quel che segue è un’indagine psicologica in musica senza eguali prima di allora. Le Nozze di Figaro non è solo un’opera buffa ma una commedia di sentimenti dove alla molteplicità di caratteri e stati d’animo corrisponde una scrittura musicale sempre attenta a sottolinearne oggi sfumatura con colori di volta in volta diversificati. Ogni personaggio ha un profilo ben definito che Mozart cesella con maestria nelle arie e nei pezzi d’insieme. Così l’astuto Figaro, qui impedito nei suoi progetti amorosi dal suo padrone, non canta in modo caricaturale ma assume una dignità musicale tutta nuova che lo eleva al di sopra di tanti servi dell’opera buffa, mentre il Conte d’Almaviva, suo antagonista, risulta ironicamente diviso tra l’antica pretesa feudataria dello ius primae noctis e velleità illuministiche. Sul versante femminile spiccano Susanna e la Contessa, due donne diverse, l’una brillante e piena di speranze nel giorno delle sue nozze, l’altra malinconica e rassegnata a un matrimonio ormai privo diverve, che per tener testa ai loro uomini ricorrono a tutte le astuzie femminili dimostrando che l’unione tra donne fa la forza. A spargere pepe tra le due coppie c’è il paggio Cherubino, non più fanciullo ma nemmeno uomo, che bruciando di passione per l’una e l’altra donna vuole sperimentare l’amore ma è troppo giovane per farne un’esperienza matura. Fanno da corollario la coppia formata dall’ottuso e brontolone Bartolo e Marcellina, ancora desiderosa d’amore nonostante l’età avanzata, l’insinuante Basilio, complice delle tresche del conte, e la vezzosetta Barbarina, figlia del giardiniere Antonio. Degna di nota nella partitura è la prevalenza dei numeri d’insieme sulle arie solistiche, espediente che tiene lontani dal rischio di staticità dando invece una continua spinta propulsiva all’azione. E Mozart, non a caso, dà il meglio di sé proprio nei numeri d’insieme e nei due grandi finali (alla fine del secondo e del quarto atto). Il concertato finale prima ancora di essere una forma drammaturgica è il momento privilegiato per mettere in comunicazione i personaggi, e soprattutto nel primo concertato Mozart riesce a creare un capolavoro nel capolavoro: quasi mille battute di musica che seguono il graduale passaggio da due a otto voci dove ogni singolo individuo è scolpito a tutto tondo e l’azione non subisce mai battute d’arresto. Al concertato finale del quarto e ultimo atto spetta invece il compito di ristabilire l’armonia e l’ordine delle cose: il conte tornerà pentito tra le braccia della comprensiva moglie e Figaro e Susanna coroneranno finalmente il loro sogno d’amore.

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